No Comfort Zone

No Comfort Zone

Dunque, questa come ve la dico? Vabbè: torno in Italia. 

Ok, svenite pure adesso.
Fatto?
Procediamo.

Australia Primi Passi
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Il racconto della mia esperienza da quando ho mollato tutto a Luglio 2011 fino alla tanto voluta Residenza Permanente.

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Allora, come ben saprete dai due post prima di questo (se non li avete letti moriremo tutti), negli ultimi mesi molte cose sono cambiate. Da una corsa in ospedale per quello che sembrava il mio ultimo giorno su questo pianeta, all'aver mollato il lavoro per dedicarmi al progetto Mygrate (se non sapete nemmeno questo non supererete la notte). 

Un amico di lunga data, nome di fantasia Andrea, ci lavora con me. Ad un certo punto Andrea pensa che due mesetti in Australia per lavorare insieme e fare un bel corso di Inglese non sia un'idea malsana (incluso godersi l'estate di Perth). Andrea quindi parte dopo Capodanno, e da allora eccoci qui a lavorare a questo progetto che ci farà divenare i nuovi Elon Musk. 

Nel frattempo avanti a sottilette e ritz. 

Tuttavia, nonostante due mesi siano un discreto lasso di tempo, lavorare insieme ci ha fatto capire quanto sia importante essere costantemente "sul pezzo" nello stesso momento, nella stessa città, nella stessa stanza. Alla stessa ora.
Da qui la realizzazione mistica: cosa succede quando Andrea torna in Italia?

Scenario 1

Andrea torna in Italia. Io prima o poi un lavoretto dovrò pur trovarlo. Per evitare di mangiare pane e bestemmie dovrò lavorare full time. La differenza di sette ore di fuso orario tornerà a farsi notare. Mentre aspetto che Andrea si svegli, perdo tempo in un lavoro che non mi interessa. Mentre lui aspetta che io mi svegli, perde tempo in attività frivole. Quelle poche ore in cui siamo svegli entrambi, io ho sul groppone otto/dieci ore di lavoro e bava alla bocca, lui si è appena svegliato e non connette con la realtà.
Risultato: volendo si fa tutto, diceva la tartaruga di Kung Fu Panda, e lavorare "in remoto" è una figata assurda, ma almeno in questa fase iniziale, essere insieme farebbe molta differenza. 

Scenario 2

Torno in Italia per qualche mese.
Passo il primo a drogarmi per uscire dalla depressione e il secondo al sert per uscire dalla dipendenza. Il terzo in un bunker per non sentire una banda di politici inferiori, al massimo dell'incapacità umana, urlarsi contro durante talk show finti, stile anni 80, intervallati da telegiornali di merda che parlano di De Mita che non muore mai.
I restanti mesi lavoriamo al progetto.

Ovviamente scelgo lo scenario 2.
#nocomfortzone.


La decisione è stata presa circa una settimana fa, momento in cui è iniziato una specie di incubo logistico per sbaraccare una vita formato figata a Perth e portare tutto a Verona, in quello che mi sembra un revival al contrario di quando sono partito nel 2011. 

Sei anni e mezzo dopo e il progetto Cittadinanza concluso con successo, sono ancora una volta alle prese con un drastico cambiamento. Ormai non ci faccio nemmeno caso. Al primo che mi dice che scelgo sempre la via più facile squinzaglio venti velociraptor.
Nel frattempo mi racconto la meravigliosa storia del "Andrà tutto benissimo" e leggo citazioni sull'uscire dalla comfort zone e trovare la magia.

Cose da fare per (ri)traslocare in Italia: 

  • Trovare qualcuno che venga a vivere nel mio appartamento perchè non ho cazzi di chiudere l'affitto. Di questa tana mi piace tutto, anche il buco dove si è rifugiato un geco e il segno opaco sul bancone della cucina dove ho puntato il Raggio Della Morte per uccidere un ragno enorme (così me lo ricordo).
  • Vendere la macchina alla stessa persona che venga ad abitare nella tana.
  • Iniziare opera di alleggerimento di cose materiali che non mi servono. Qui la vedo dura. Non ho niente che non mi serve in quanto se non uso una cosa per tre settimane faccio un sacco e lo sparo verso il sole. Quello che ho, ma che non posso portarmi, sono principalmente libri e vestiti che supererebbero la quantità permessa in valigia. Quindi lascio tutto qui per il mio rientro.
  • Andare in psicoterapia per affrontare il fatto di tornare in Italia senza aver avuto vent'anni per prepararmi all'idea. 
  • Affittare un sicario portoricano che vada a far fuori tutti quelli che mi chiameranno nei prossimi giorni offrendomi il lavoro perfetto solamente adesso che ho deciso di partire.

Questo lo faccio qui, ma poi che faccio quando sono la? 

E qui scatta la chicca.

Ragionamento: torno in italia e tra Caritas e Sert un po' sopravvivo, ma poi non è che posso chiedere la mancia ai miei per uscire con gli amici a bere un'aranciata.
Dovrò quindi lavorare.

Quindi? Cosa posso sfruttare per pagarmi un camogli e una spuma? 

L'Inglese.

Adesso non per cagare fuori dal vaso, ma in Inglese me la cavicchio parecchio (mi piaceva il suono di queste due parole accostate). Quindi l'idea del secolo. 

Faccio un corso TEFL per abilitarmi all'insegnamento dell'Inglese. Inizio domani. 

Boom.

Finito il corso potrò insegnare Inglese in scuole assortite, ma nel frattempo comincio con lezioni private e online. Nel caso tu fossi interessato/a, inserisci la tua email qui sotto che appena atterro mi organizzo e ti ricontatto.

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Inoltre, il certificato TEFL mi abilita all'insegnamento dell'Inglese in tutto il mondo per cui se vedo che tra sei mesi la nave affonda e io galleggio nel mare delle amfetamine, sparisco in una nuvola di fumo e migro verso nuovi orizzonti. Che a me star fermo sta sul cazzo. #nocomfortzone.

A parte il Sert... 

so che saranno mesi intensi e, nonostante un senso di estraneamento, sono sicuro che starò bene. Già mi vedo a girare il triveneto in cerca del mojito perfetto. Amici che negli ultimi sette anni ho visto solo di sfuggita, finalmente mi avranno tra i coglioni per qualche mese. Bacari di Venezia preparatevi. Inoltre, questo periodo sarà il momento perfetto per reclamare un numero enorme di "quando vieni in Italia ti offro un mojito" che mi sono arrivati tramite il blog. Attendo gli inviti con trepidazione...

Tanto per iniziare all'insegna della fortuna, arrivo il 17 Febbraio, nel caso vogliate organizzare un ritrovo in aeroporto.
Tre settimane per riorganizzarmi e iniziare una nuova avventura, mantenendo comunque la continuità di un progetto più grande.
Tre settimane per prepararmi ad un rientro temporaneo, ma che ha comunque mille incognite.
Tre settimane per uscire ancora una volta dalla mia comfort zone.

Che figata.

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space. 

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