3. Atteggiamento

“Se vuoi cambiare il tuo destino, cambia il tuo atteggiamento”
AmyTan

“Tre persone erano al lavoro in un cantiere edile. Avevano il medesimo compito, ma quando fu loro chiesto quale fosse il loro lavoro, le risposte furono diverse. Spacco pietre rispose il primo. Mi guadagno da vivere rispose il secondo. Partecipo alla costruzione di una cattedrale disse il terzo”
Peter Schultz

Pensare ad un’avventura di questo calibro può far sognare: già ti vedi sotto il sole Australiano, nella tua casa fronte oceano, mentre brillante affronti il nuovo mondo, carico di ottimismo e crema abbronzante.

Presto però ti ritroverai a pensare anche a cose ben più terrene, accessorie, logistiche e pratiche.

Come diretta conseguenza, realizzerai che quanto più la tua vita è radicata e legata al tuo Paese, tanto più dovrai affrontare aspetti di quella vita che dovranno essere necessariamente cambiati, ridimensionati e, in alcuni casi, eliminati.

Inizierai quindi a pensare a come fare questo e quello, a quali saranno i questo e quello che troverai una volta a destinazione e, soprattutto, cosa sia questo e cosa sia quello.

Tuttavia, prima ancora della logistica, ci terrei a precisare che l’aspetto più importante di tutti, quello che veramente può determinare il successo o il fallimento dell’impresa è l’atteggiamento.

“Atteggiamento” inteso come tutto l’insieme di schemi mentali, preconcetti, giudizi, emozioni, aspettative ed idee nei confronti del viaggio che stai per fare, che già stai facendo o che, chissà, farai un giorno.

Partire dall’Italia, viaggiare per quasi ventiquattro ore, dopo aver preso la tua vita e averle dato l’aspetto di due valigie, per poi atterrare dall’altro lato del mondo due giorni dopo e mettersi a cercare l’Italia appena lasciata è una colossale stronzata.

A volte, sento qualcuno che mi dice che lo si fa spontaneamente, senza rendersene conto, perché si è abituati ad un certo modo di vivere e ad un certo modo di comportarsi.

Oppure lo si fa attivamente e con consapevolezza, per cercare qualcosa di familiare in un ambiente completamente diverso da quello in cui siamo cresciuti e cercare un minimo di conforto.

Reputo entrambe le motivazioni dotate di fondamento, ma completamente inutili al fine che ti stai proponendo: riuscire a costruirti una vita in un altro Paese.

Per quanto riguarda la prima opzione, quella del farlo spontaneamente, è comprensibile che sia una cosa naturale, ma se viene spontaneo ricercare qualcosa di familiare, allora facciamo uno sforzo in più per rimanerne al di fuori.

Se invece lo si fa volontariamente, per attenuare in qualche modo lo stacco e affrontare meglio il cambiamento, allora dico: la stessa energia che usi nel cercare “pezzi di casa”, usala per ambientarti quanto prima in quella nuova.

In entrambi i casi, avete molto più da guadagnare che da perdere e la prova di ciò è un semplice ragionamento logico in più passaggi:

  • Se sei qui è perché non volevi più rimanere dove eri. Perché, dunque, cercarlo?

  • Prima ti scolli di dosso le vecchie abitudini, prima acquisirai quelle nuove.

  • Prima acquisisci nuove abitudini legate al posto in cui sei, prima ti integrerai nella nuova realtà in cui tu stesso ti sei posto.

  • Quanto prima ti integri, tanto più facile sarà capire le regole non scritte del nuovo ambiente, riuscendo così a coglierne le sfumature.

  • Più capisci l’ambiente circostante e più ne trarrai profitto, sia in termini di relazioni, ma anche in termini di risorse, come ad esempio il lavoro.

Fai esattamente il contrario di tutto ciò e ti ritroverai ad essere visto sempre come immigrati “temporanei”, come qualcuno che ora è qui, ma che domani chissà, probabilmente no.

Continuerai tu stesso/a a sentirvi a non-casa, con quel senso di non-appartenenza ad un non-luogo, sospeso/a in una sorta di limbo che non è né casa, perché sei altrove e nemmeno una nuova casa, perché mentalmente sei ancora nella vecchia.

Insomma, diciamocelo, una situazione del cazzo.

Ciò è destinato a causare più disagi che benefici, per cui tanto vale accorciare la fase dello stacco il più possibile, per poter godere dei benefici dell’integrazione per un periodo di tempo più lungo.

Ricorda inoltre che, a meno che tu non faccia parte di una schiera di eletti che arriva in Australia con un Visto a lungo termine e un lavoro sicuro, sarai sicuramente in possesso di un Visto temporaneo, mentre di lavoro... manco l’ombra.

Considerato questo, si capisce ancora meno il perché dovresti perdere tempo prezioso a ricordare casa in tutto quello che fai.

Ora, io non sono famoso, ma se lo fossi non sarei famoso per avere tatto; di conseguenza, di fronte a questa imbarazzante mancanza di un minimo spirito di adattamento, dico:

se sei tra queste persone lascia perdere. Rimani a casa. Partire per te sarebbe un supplizio e passerai i tuoi giorni alla ricerca di qualcosa che non puoi trovare qui.

Perché è li. In Italia.

“Non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno quella più intelligente ma la specie che risponde meglio al cambiamento.”
Charles Darwin

Di seguito quindi, alcune considerazioni, maturate in seguito ad esperienze in prima persona, su come tagliare alcuni ponti che ci legano al nostro Paese, tenendo presente che non parlo di rinnegare o dimenticare da dove veniamo, ma di concentrarci e tenere presente dove siamo ora, che è poi il punto dove tu hai voluto essere, esattamente nel quando hai deciso tu.

  • Backup: prendi tutto quello che riguarda l’Italia, esperienze passate, convinzioni, credenze, schemi mentali, pregiudizi, cose che dai per scontato e metti tutto in una scatola immaginaria. Metti questa scatola in un qualche angolo della mente; ogni tanto potrai aprirla e passare insieme del tempo, ma non dovrebbe mai essere in bella vista, tanto meno il suo contenuto dovrebbe essere sempre a portata di mano.

  • Tabula rasa: cerca di essere aperto/a e vedere con occhi nuovi tutto quello che ti succederà a partire dal decollo, ricordando di non giudicare mai secondo le precedenti credenze, rimanendo il più possibile neutrale di fronte al nuovo a cui stai andando in contro.

  • Sospensione del giudizio: l’Australia non è l’Italia. Ricordalo sempre quando ti capiterà di vedere cose diverse da come le conosci ora e soprattutto non esprimere giudizi sulla base di situazioni simili viste o vissute in Italia. Di sicuro, anche se le situazioni appaiono simili, diverse saranno le motivazioni di origine che le ha generate e il contesto in cui sono immerse; per cui giudicare “da Italiani” vorrebbe dire avere un’impressione falsata rispetto a quella reale. Fatti un’idea, osserva meglio, considera il contesto e gli usi e costumi locali, verifica l’idea che ti siete fatto e, se non corrisponde (molto probabile) cambiala.

  • Parità: in Australia, persone diverse fanno cose diverse, in un modo diverso da come le facciamo noi o da come le avremmo fatte noi al loro posto. In tutta questa frase la parola da ricordare è diverso, che non vuol dire sbagliato. Loro fanno un qualcosa in un qualche modo perché la loro esperienza pregressa, calata nel loro contesto, in quella particolare situazione, li ha portati a sviluppare quel comportamento/atteggiamento, esattamente come noi abbiamo fatto nel nostro Paese. Ricordati dunque di considerare tutti alla pari, sforzandoti di interpretare quello che vedi come se lo steste guardando con i loro occhi, con la loro cultura e la loro mentalità. Fino a che non si conoscono bene queste ultime due cose, non si è nelle condizioni di poter esprimere giudizi, soprattutto in termini di meglio/peggio, cosa che tra le altre cose è decisamente riduttiva e di cattivo gusto.

  • Punto della situazione: siamo noi ad essere venuti qui, non viceversa. Nessuno di loro ci ha chiesto di farlo, abbiamo deciso noi. Di conseguenza, non si capisce a cosa possa servire arrivare qui e lamentarsi di tutto, solo perché è diverso. Se proprio volete rovinarvi il fegato, fatelo a casa vostra risparmiando così tempo e qualche migliaia di euro.

Parliamoci chiaro, nessuno dice che sia facile e spero tu non stia partendo con questa idea.

Si tratta di prendere la tua vita precedente e dirle ok, prendiamoci una pausa e vediamo altre vite. Di sicuro lei non la prenderà bene e in molti casi farà di tutto per tornare a proporsi, lusingandoti con quello che ti piace, facendovi promesse di miglioramenti e ritornandoti in mente proprio in quei momenti bui, mentre da soli in un Paese straniero affrontate mille difficoltà e ostacoli che, dal divano dove sei ora potranno sembrarti piccoli o addirittura nemmeno venirti in mente, ma ti assicuro che, una volta qui, ti troverai a fronteggiare situazioni in cui una figura di merda sarà il minimo che tu possa aspettarti.

A seconda di quanta padronanza avrai con l’Inglese, dovrai imparare di nuovo a fare cose comuni come la spesa al banco, procurarti alcuni documenti, comprare vestiti, tagliarti i capelli, andare dal medico, ecc.

Insomma, tutto quel genere di cose che in Italia fai in automatico.

Una volta qui, di automatico ci sarà solo il sentirsi frustrati proprio per la mancanza di quegli automatismi, specialmente dopo un po’ di tempo che sarai arrivato, quando la quotidianità inizia a farsi vedere, dopo un periodo di tempo in cui facevi tutto solo in preda all’entusiasmo.

Metti in conto che questa frustrazione non è evitabile in alcun modo.

L’unica cosa variabile sarà la quantità in cui ti sentirai frustrati e il livello di tolleranza che avrai nei confronti di questo stato d’animo.

Durante la mia permanenza a Sydney ho avuto modo di incontrare diversi Italiani. Spesso ho sentito lamentele per cose che personalmente ritengo banali: la pasta costa di più che da noi, il caffè pure, una pizza costa un’esagerazione...

Ora, a parte che non capisco come si possa passare il tempo a lamentarsi del cibo, ma anche volendo chiudere un occhio su questo, vorrei semplicemente ribattere con: grazie al cazzo.

Sei in un Paese nell’altro emisfero del pianeta e ti stupisci che tutto quello che viene dall’Italia costi di più? Benvenuti nel mondo reale, quello delle regole dell’import - export.

Anche in questo caso, il problema sta a monte.

Premessa: ritengo assolutamente scontato che essendo in un altro emisfero, a tanti-mila chilometri da casa, tutto quello che arriva dall’Italia venga fatto pagare di più. Soprattutto perché i cibi Italiani all’estero sono spesso visti come “cibo di lusso” e quindi risentono di una doppia ricarica di prezzo (importazione + qualità).

In questi casi è sempre utile tenere in casa tutto il necessario per un buon mojito: rum bianco, zucchero di canna, foglie di menta, soda, ghiaccio. Agitate con una cannuccia e sorseggiate pensando “vabbè passerà anche questa”. Alla fine del bicchiere vi sentirete subito meglio e perfettamente in grado di berne un altro. Tratto da una storia vera.

Credo che questa nozione sia alla portata di tutti e di conseguenza dovrebbe essere tenuta ben presente molto prima di fare quel biglietto.

Nel caso il cibo Italiano fosse maledettamente importante per te, importante a livello da cambiare la tua esistenza qualora non fosse più possibile trovarne in illimitate quantità, allora il posto migliore dove poterlo trovare, a prezzi ragionevoli, è esattamente l’Italia.

Vorrei solo portarti a riflettere su quanto l’attribuire tutta questa importanza al cibo a cui siamo abituati valga davvero la pena, piuttosto che considerare l’idea di aprirsi mentalmente e gastronomicamente ad altri orizzonti, tenendo presente che l’Australia non è una landa desolata popolata da esseri che masticano solo radici secche. Qui troverete di tutto e di più. Tanto poi alla fine, chi decide, saranno le tue tasche.

Riassumendo il concetto: se vieni qui, a qualcosa, per forza, devi rinunciare. Punto.

Questo, tuttavia, è vero non solo perché l’Australia è l’Australia, ma semplicemente perché ogni Paese ha le proprie peculiarità, per cui sta semplicemente a te chiederti: le peculiarità del mio Paese quanto sono importanti per me? Lo sono al punto da influenzarmi negativamente la vita qualora dovessi perderle? Ovviamente, poi, dovrete anche rispondere a queste domande.

Se la risposta dovesse essere che determinate cose dell’Italia sono troppo importanti per rinunciarvi, o che, facendolo, la tua vita ne risentirebbe in maniera negativa, allora, semplicemente, dovreste chiedervi se per te l’espatrio, indipendentemente dalla destinazione, sia veramente la scelta giusta.

Specifico che con “maledettamente importante” intendo che senza di esso si rischia una crisi esistenziale, tanto che una ipotetica lontananza dall’Italia non è per nulla concepibile a meno di non finire in uno di quei villaggi a cinque stelle con tanto di buffet “All Inclusive” dove potersi abbuffare di pasta e pizza a volontà. Il tutto, ovviamente, per non più di due settimane, pena allucinazioni, crisi di pianto e atteggiamenti isterici solo perché la pasta è leggermente scotta. In questo caso, l’Australia non fa per te e forse, anche tutto il resto del pianeta, del sistema solare, della galassia e di quella porzione di Universo finora conosciuta. Insomma, state a casa.

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space. I’m a ESL Teacher.