È sempre lo stesso cielo

Mission accomplished!

Aveva detto Bush il 1 maggio 2003, su quella portaerei fighissima mentre tutti sapevano benissimo quanto fosse una cazzata.

Mission accomplished!

Ho detto io il 14 Ottobre 2018, solo che stavolta è tutto vero: dopo sette anni, quattro Visti e novantadue pagine di documenti tradotti in Inglese sono finalmente un Cittadino Australiano.

che cazzo ce ne frega!

Direte voi oggi, mentre leggete questo pezzo. E in effetti come darvi torto?

Vi ricordate il primo post sulla cittadinanza che ho scritto qualche mese fa? No ovviamente, ma per fortuna potete trovarlo qui e partire da zero con questa storia. Per chi invece si ricorda…

Flashback

Dopo essere rientrato in Italia per seguire Mygrate, e per la precisione dopo quattordici giorni, arriva l’invito dell’Immigrazione Australiana a partecipare alla cerimonia di ottenimento della cittadinanza.

Cioè sto in Australia sette anni, praticamente di fila, vissuti in funzione di questo giorno, poi rientro in Italia e taaaac, ecco l’invito.

Ovviamente ho rifiutato.

Non per principio eh, s’intende, ma perché, per ovvi motivi, non avrei potuto rientrare in Australia in quel momento. Ho quindi gentilmente risposto che ‘grazie, apprezzo molto l’invito, ma purtroppo non potrò essere presente’.

‘Poco male’, dicono loro, ‘ti inseriamo nella lista della prossima data, tra circa tre mesi’.

Si può, infatti, posticipare tale cerimonia, nel caso si sia impossibilitati a presentarsi. Di queste cerimonie ne organizzano una ogni circa tre mesi in ogni zona di residenza, l’equivalente dei nostri Comuni.

Tre mesi dopo, un altro invito. Io rifiuto di nuovo.

Presissimo da Mygrate e in procinto di trasferirmi a Milano, non potevo certo interrompere tutto sul più bello. Loro rispondono che ‘tranquillo, inseriamo il tuo nome nella prossima data.’ Però mi dicono anche che ‘attenzione… la cerimonia va fatta entro un anno da quando hai fatto la richiesta…’

A quel punto rispondo stizzito con un’email chiedendo informazioni su che cosa potrebbe succedere qualora questo termine venga superato. In fin dei conti, se sono dall’altra parte del mondo a creare il nuovo Facebook non posso venire. Che male c’è a spostare il mio nome da una lista all’altra? Sto lavorando ad una Startup figa e non facendo un corso di life-coach su Skype da una spiaggia a Bali.

Un mese dopo mi arriva un’email che fa più o meno così:

abbiamo messo il tuo nome nella lista della prossima cerimonia, se non ti presenti sto giro, la tua richiesta di cittadinanza finisce in pasto ai coccodrilli dei Territori del Nord.

Anzi, pure che te la tiri e sei sparito da Perth da circa sei mesi, facciamo che adesso ci mandi una bella letterina cercando di convincerci che tu, questa cittadinanza, la vuoi ancora.

In caso contrario torniamo al discorso dei coccodrilli.

Che dici? See ya mate.

Cambio tono.

Mando quindi un’email spiegando il perché sono in Italia e che in fin dei conti Mygrate servirà proprio all’Australia. Allego inoltre il contratto di affitto della tana a Perth e la dimostrazione che il mio conto in banca australiano è ancora vivo (ma poco vegeto).

La cosa funziona, ma…

va bene, non cancelliamo la richiesta, ma se non ti presenti alla prossima cerimonia… coccodrilli.

Aeroporto di Malpensa

Volo in ritardo di quattordici (si, 14) ore. Ovviamente comunicate a pacchetti di tre alla volta.

Ho fatto il checking della valigia alle 10.30 di mattina e alle 16.30 ho visto qualsiasi anfratto dell’intero terminal.

Segue un breve riassunto cronologico dell’esperienza con Singapore Airlines, che saluto tantissimo:

  • ore 6.00 sveglia all’alba perché vaffanculo, la valigia il giorno prima fa ansia. Taxi, treno e aeroporto di Malpensa, tre ore prima del volo alle 13.00

  • ore 10.30 Check-In completato.

  • ore 10.32 comunicazione ritardo di due ore. Vabbè ho il kindle.

  • ore 12.30 comunicazione ritardo di altre due. Sticazzi che palle… vabbè ho il kindle e un buono pasto caldo e gratis. #quandomiricapita.

  • ore 15.00 ho letto sette libri ed esplorato tutto il lato partenze. So tutto di tutti i voli.

  • ore 16:00 comunicazione ritardo di ulteriori cinque ore. Sto giro si parte alle 21.00. Il volo di coincidenza a Singapore va a puttane. Con la schiuma alla bocca passo i controlli di sicurezza e cammino quei due chilometri che separano i controlli e il gate più remoto dell’intero aeroporto. Al gate arrivo che sembro Voldermort dove trovo un addetto della Singapore Airlines che spiega a tutti che

l’aereo ha un guasto tecnico e il pezzo di ricambio è in Germania. Contiamo di averlo qui entro le sette, poi due orette per sistemare tutto e taaaaaac siamo già in volo. Tuttapposto. Però… alle sette venite qui al gate che ci sono dei panini…

  • ore 16:35 rifaccio al contrario i due chilometri e ritorno nel terminal dove almeno ci sono tre negozi di merda e un McDonald che mi osserva.

ore 19:00 rifaccio per la terza volta i due chilometri e mi presento al gate per i panini, ma non ci sono. C’è però lo stesso addetto che dice

scherzetto! si parte alle tre di mattina! figata assoluta. In più, vi carichiamo tutti su un autobus alla volta di un albergo merdoso a cinque chilometri da qui, dove vi daremo un pasto per poveri e un letto per due ore, perchè poi vi passiamo a prendere ancora e via! Tutti a Singapore. #volatesingapore.

Partiremo alle quattro di mattina, dopo solo quattordici ore di ritardo e diciassette di attesa complessiva.

Arrivo a Singapore che sembro la brutta copia di Lerch, sperando che sia in ritardo anche il secondo volo così almeno passo due ore al cesso e do i vestiti alle fiamme.

Invece no, come arrivo, il probabile fratello di Gollum mi comunica che ho il volo tra venti minuti, ovviamente al lato opposto dell’aeroporto, che da solo occupa mezza Singapore.

Altre cinque ore di volo e sono a Perth.

A Perth nel frattempo è l’alba e il sole è già alto.

Con un giorno di ritardo e una settimana scarsa a disposizione, non esiste che vada a letto. Quindi vado al mare.

Passo il giorno diviso tra una doccia alla temperatura del sole e il camminare a zonzo tra le “mie” vie e Hyde Park a 200 metri da casa.

10 Ottobre 2018

Come vedete, nessun coccodrillo in giro.

Molto evidenti anche i segni della trasferta Italia-Australia in una settimana, all’indomani di un giretto Milano-Roma-Milano.

In particolare:

  • foto centrale in alto: mi sono chiaramente appisolato durante la performance canora dell’Inno australiano. Partiamo male.

  • foto in basso a sinistra: notare il rigonfiamento del taschino dovuto a fiaschetta per post-cerimonia.

  • foto centrale in basso: fiaschetta chiaramente usata anche nel durante-cerimonia. Gente intorno inequivocabilmente imbarazzata.

  • foto in basso a destra: l’appena eletto Sindaco di Perth incontra una elettrice piena di ammirazione.

La stretta di mano che vedete, è successa tre secondi dopo essermi sentito dire:

“Congratulations, you are now an Australian Citizen”.

Che figata.

Tornando a Perth…

A parte la confusione tra fuso orario e tornare “a casa”, in quella tana lassù nell’angolo di un edificio in Mount Lawley, le sensazioni sono state moltissime e tutte compresse in pochi giorni.

Dopo il rientro nel paesino di sempre, la Padova della naja, università, prima carriera e amici carissimi, le vie e le facce che non vedevo da anni, all’improvviso mi ritrovo di nuovo a Perth, dove mi sveglio la mattina e con calma, tra due file di alberi, sole e silenzio, vado al baretto all’angolo per il mio solito flat-white, no sugar, thanks mate.

Seduto sul balcone mentre sorseggio il caffè bollente fatico a capire se sono “tornato” o ho fatto un passo avanti. Mentre fisso il cielo australiano, cerco di mettere ordine ai pensieri. Nel frattempo il tornare indietro, l’andare avanti, il prima, il dopo, il domani, il gusto del caffè, l’aria di Perth si mescolano in un unica immagine che rinuncio a collocare in maniera precisa. Me la godo e basta.

Assorbo in silenzio questi momenti.

Non so quando ritornerò ancora. In fondo, però, fino a poche settimane fa non sapevo sarei stato qui adesso, su questo balcone che adoro.

Un sacco di cose sono successe in pochissimo tempo, che mi hanno lasciato un po’ in balia degli eventi, con la sensazione di avere mille cose in corso, a volte temendo di non chiuderne mai nessuna.

Un giorno sono a casa dei miei a prendere un po’ di cose. Poi sono a lavoro a Mygrate, faccio una lezione di Inglese e rientro a casa quella a Milano, con la metro e un pezzo a piedi. Poi sveglia all’alba, taxi, treno, aereo, arrivo a Perth. Salto al mare, caffè vari con amici, balcone della mia tana. Fino ad un pomeriggio con un mojito da solo dopo aver chiuso la valigia, un ultimo sguardo al cielo, un respiro per fare il pieno e via, aeroporto di Perth. Aereo. Taxi. Milano.

Tutto questo condensato in sette giorni.

A volte è facile perdersi un attimo. Poi guardo il cielo e mi rendo conto che alla fine non cambia niente il dove sei.

Puoi spostarti quanto vuoi, ma alla fine sarà sempre lo stesso cielo.

Poi guardo in basso, sulla sedia di fianco e capisco che, anche se tutto è molto frenetico, fluido e sempre in movimento, qualche punto fisso c’è. Qualcosa, alla fine, si chiude.

Ciao Perth. Ciao tana.

Ci vediamo la prossima volta.

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