Parliamo Startup

Parliamo Startup

Lavorare in ambito Startup significa, essenzialmente, entrare in un mondo parallelo dove gli orari si confondono, il tempo si dilata o si contrae, lo spazio personale non esiste, ma te lo crei.

Soprattutto, fare startup richiede anche imparare un linguaggio alternativo, termini strani, neologismi e parole a metà tra l’Italiano, l’Inglese e idiomi di nessuno, fatti spesso di suoni gutturali, click e sputacchi assortiti.

Chi conosce questo linguaggio non farà una piega nemmeno di fronte a termini nuovi, sempre pronti a nascere in ogni momento; a tutti gli altri sembrerai un analfabeta che parla con termini inventati tipo puffare

  • Startup (teorico): se sei al bar, tra amici o con la tipa e devi fare il figo, startup significa un’azienda digitale (meglio se dici digital), agli inizi, dove tu e il tuo Team, nuovi Jobs e Zuckemberg, tra mille avversità avete messo in piedi l’idea innovativa e la state portando alla coscienza di tutti, cambiando il mondo.

  • Startup (in pratica): tu e i tuoi amici disoccupati, ex-enel, ex-sip, ex-fiat, non sapete più come arrivare a metà mese (fine mese è un concetto astratto), ma avete tanti like e un’idea che sembra figa. Vi trovate in sottoscala tutti i giorni e cercate un modo per tramutare il tutto in fiumi di dobloni d’oro.

  • Startuppari: le persone fisiche che materialmente lavorano alla startup. A brevissimo termine ufficialmente accettato nei CV, ma fin da ora comunemente in uso in tutte le community digitali, gli apericena, i navigli e qualsiasi altro locale dopo trentordicento spritz, quando nessuno fa più caso a nulla.

  • Metriche: prima divinità sia metafisica che concreta allo stesso tempo. In una startup niente si crea e niente si distrugge se non supportato dalle metriche, ossia dai numeri, i dati concreti. Nemmeno quello che pensi tu conta più un cazzo. In una startup non si dice “secondo me”, ma “in base ai dati”. Esempio: secondo me sei stronzo! Sbagliato. Dire invece, da una ricerca condotta su venti persone, diciotto dicono che sei veramente stronzo.

  • Pivottare: il momento in cui l’idea fighissima che avevi cambia completamente e si trasforma nel suo esatto opposto, praticamente un progetto diverso; per misteriosi e oscuri motivi rimane sempre la stessa idea. Ma diversa. E sempre fighissima ovviamente.

  • Picciare: termine adottato e storpiato dall’Inglese to pitch. In pratica inventarsi sempre modi nuovi per dire di cosa ti occupi, ma in modo sempre più conciso perché devi essere pronto ad infilarlo in qualsiasi conversazione  e in qualsiasi contesto. Da un convegno sulla teoria delle stringhe a un raduno di graffittari, in meno di due minuti devi far capire a tutti quello che stai facendo da mesi, come sta andando ora e come andrà per i prossimi cinque anni. La versione più estrema del pitch è l’elevator pitch, ossia la stessa cosa ma condensata in trenta secondi secchi, in quanto deve stare nello spazio di un viaggio in ascensore, il giorno in cui ti capita di essere in compagnia di un miliardario che ti caga. Un genitore normale dice sempre prima di uscire cambiati le mutande, sia mai tu faccia un incidente. Un genitore startupparo dirà invece, preparati sempre un pitch, sia mai tu prenda un ascensore con un emiro a cui avanzano un paio di milioni.

  • Emmevipì: si scrive MVP e indica, ufficialmente, la versione più base possibile della tua app o progetto. Pensa ad un’idea fighissima, fatta e compiuta, poi togli il 99% delle cose, inclusi loghi e colori. Fagli fare una cosa soltanto e fatta a cazzo. Ecco il tuo emmevipi.

  • Incubare e accelerare: quando qualcuno con due soldi decide che la tua idea non fa proprio schifo e decide di metterti a disposizione una scrivania, connessione internet e macchinette del caffè per tre/sei mesi, in cui devi sacrificare tutto e vedere come va. Alla fine del percorso potrai giocartela al livello successivo.

  • Bootstrappare: fare tutto quanto riportato sopra con un budget massimo di un materasso per terra, patatine in saldo e caffè trovato sulle scrivanie degli altri. Tutto quello che manca è lasciato alla tua capacità di essere lean.

  • Lean: seconda divinità delle startup. Applicato ad una app o ad un progetto, significa che il tutto deve funzionare con meno processi e meccanismi possibili. Meglio ancora se uno. Ed essere figo lo stesso.

  • Slaccare: usare slack per comunicare, anche quando basterebbe parlare, visto che probabilmente tu e il tuo team condividete lo stesso giaciglio di sterpi al consultorio per startuppari.

  • Scerare: si legge con la -sh di share, da cui deriva. In pratica niente di più o di meno di condividere. Però scerare è molto più figo. E lean.

  • Scrinsciottare: azione unica che comprende il fare uno screenshot dal telefono o schermo del pc e inviarla a qualcuno. Invece che usare le due azioni separate, se ne usa una, per esempio: scrinsciottami = fai lo screenshot del tuo schermo e mandamelo. Infinitamente più lean.

  • Uplodare/uppare: Il primo, è più profano, mentre il secondo, è più tecnico e per gente più studiata in cose di computer. Entrambi significano caricare del materiale sul sito/server/database.

  • Pingare: tratto da “mandami un ping”, In pratica mandami un input, un segnale o anche semplicemente fammi sapere. Spesso usato per chiedere di essere invitati a qualcosa tramite richiesta sul calendario condiviso. Soppianta istantaneamente l’obsoleto “condividilo nel calendario” o l’impronunciabile “mandami un invito sul calendario”. Solo il tempo per dirlo e ti ho già uppato due versioni nuove sul tuo DB.

  • DB: a tutti i Veneti, questa non è un’abbreviazione. Significa semplicemente Database. Per gli amici DiBi. Fighissimo.

  • Pushare: letteralmente spingere, ma in ambiente digital significa pubblicare un aggiornamento, lanciare una nuova funzione o checcazzo. Qualsiasi cosa basta che sia nuova, figa e pubblica. Spesso si pusha nel db dopo che hai uppato qualcosa.

  • Linkare: simile a scrinsciottare, ma usato per mandare il link di qualche sito a qualcuno. Per esempio, è da sfigati dire mandami il link del sito di Tinder. Molto più figo è dire linkami Tinder. Se invece sei già sull’argomento, basta solo linkami.

  • Laicare: mettere un like a qualcuno. Molto probabilmente diventerà il nuovo “mi piaci”, tipo “ti laico”. Se ci pensate, un cambiamento di prospettiva totale. Non sei più tu che piaci a me, sono io che laico te. Sia chiaro.

  • Call: sostituisce in toto diverse cose, come: facciamo un meeting (che fa molto 1998), troviamoci per una chiacchierata, vediamoci e parliamone. No, oggi tutto questo è una call. Se hai una call pingata in calendario, potrebbe essere di tutto, da una passeggiata in centro mentre si parla del progetto, una videocall con gente ricca a Singapore o una riunione classica vicino alle porte dei cessi, perchè così è più informale. E lean.

  • Crashato: quando tutto quello che hai uppato e/o pushato non funziona manco per il cazzo. Talvolta conduce a pingare un sacco di gente in una call per capire che cosa sia successo e sistemare tutto in tempo zero, prima che la gente tolga troppi like.

Se di tutto quello scritto sopra non hai capito un’emerita cippa, allora probabilmente hai ancora un lavoro normale e la tua salute mentale è solida. Probabilmente hai un colorito umano e non vai a letto con in cuffia gente che ti sussurra o mastica nelle orecchie (ti presento il nuovo trend per rilassarsi: ASMR).

Se invece stai sorridendo e ti ritrovi in quello che ho scritto, immaginandoti mentre pronunci le parole qui sopra, sei anche tu un/una startupparo/a.

In questo caso, se hai finito di uppare nel db e non è crashato niente, laicami questo pezzo, sceralo e pingami una call.

Sempre in modo lean si intende.

p.s. probabilmente ho dimenticato qualche termine. Scerane qualcuno nei commenti che poi li pusho.

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space.