Servizi Fantastici e dove trovarli 2: Italia Paese Innovativo.

Servizi Fantastici e dove trovarli 2: Italia Paese Innovativo.

Ufficialmente, l’Italia fa parte del Primo Mondo. Quel gruppo di Paesi “civilizzati” che a tempo debito hanno scelto di schierarsi con Mamma Aquila (USA), piuttosto che con Mamma Orsa (URSS).

Ufficiosamente a noi è sempre piaciuto stare in mezzo, né qua né la, o meglio… da entrambe le parti.

La realtà è che l’Italia è talmente indietro, che se gli alieni dovessero sceglierci come Paese eletto per mostrarsi finalmente al pubblico, li rimanderemmo indietro perché sprovvisti di Visto.

Come in tutti i dibattiti civili, bisogna sempre dare ascolto ad entrambe le parti, che in questo caso sarebbero i sostenitori del “in Italia si sta bene” da un lato, e dall’altro i sani di mente.

Per rendersene conto, basta semplicemente fare un giro in una città qualsiasi, utilizzare i servizi pubblici e attivare tutto quello che serve per portare la residenza da un punto A ad un punto B.
Fate l’intero processo un paio di volte e vedrete come rinsavirete velocemente.

Vi aspetto. Nel frattempo, vediamo cosa potrebbe succedervi.

Treni

La sola parola evoca traumi irrisolti nella maggior parte di noi.

In particolare il treno regionale, carro bestiame, classe povertà.

Gente che non si lava da giorni e ti si appiccica addosso quasi volesse penetrarti per osmosi. In piedi nella calca per dieci minuti che diventano agonia. Ritardi scontati.

A questa distanza vedi tutto: peli delle orecchie fuori misura, macchie di caffè sui denti, colletti unti, capelli misto mare, narici dai paesaggi desolati popolati da creature erranti.

Lo schifo assoluto.

Il treno sferraglia lento e i freni si sentono da km di distanza. In quattro per aprire due porte sgangherate di cui mezze fuori servizio (con biglietto scritto a penna).

Passa un controllore che becca un immigrato senza biglietto e senza documento e che succede? Il controllore fa il biglietto gratis e comunica che se dovesse farsi male mentre è a bordo del treno, col biglietto appena ricevuto potrà essere risarcito.

Domanda: perché io ho fatto il biglietto? L’ho chiesto a Trenord, ma ancora non ho risposta.

Trenord  se mi senti batti un colpo…

Trenord se mi senti batti un colpo…

Sia chiaro che la questione razzista non c’entra un piffero, e se mi leggi da tempo lo sai benissimo. Il punto è la diversa gestione del cliente.
Nel frattempo almeno una volta la settimana mi capita questo:

  • cerco di fare il biglietto con la app.

  • la app si blocca.

  • faccio il biglietto cartaceo che, nel 2019, va timbrato dall’obliteratrice.

  • l’obliteratrice è una merce rara. Mezze sono spaccate a testate da gente inferocita. Le altre sono disperse in punti segreti e lontanissimi dai binari.

Possibile che non esista un modo di stampare i biglietti già con la data e l’ora di validità? Credete che la gente faccia biglietti con giorni di anticipo e li conservi sotto i materassi nell’era di internet? E se ci fosse ancora gente così, perché dobbiamo costringere un Paese intero ad aspettare che capiscano come funzionano le cose?

Taxi e simili

Dire Uber in Italia è come parlare di Fisica Quantistica ad un bar sport qualsiasi.

Chi sa cosa sia si divide tra il “non lo uso perché non mi fido” (in quanto nuovo) e il “non lo uso perché non so come funziona”.

Se per caso avete provato questo servizio in Italia (che all’estero funziona benissimo), sappiate che vi conviene evitarlo in una giornata di temporale. Gli autisti non vi cagano perché se siete oltre il chilometro di distanza, non gli conviene. Troppo traffico intasato e per raggiungervi sprecherebbero tempo prezioso. Meglio quindi cancellare la richiesta e vaffanculo. Tre volte. #truestory.

Se invece ci riuscite, potrebbe capitarvi un autista che mentre guida manda messaggi su Whatsapp e passa tre volte col rosso perchè bella raga a Milano questa è la situa. Ovviamente segnalato ad Uber.

Invece col Taxi va molto meglio. Ah no.
Specialmente se hai solo il bancomat o la carta per pagare perchè sai… è il 2019.

Dialogo veramente avvenuto in un taxi di Milano, preso a Garibaldi:

  • buongiorno, mi porta in Via [xxx]

  • [nessuna risposta, mette in moto e va]

  • [dopo dieci minuti, siamo bloccati nel traffico] senta, va bene se scendo qui? Tanto ormai sono vicino e a questo punto faccio prima… [esibisco la carta per pagare]

  • aaaaaah lei ha la tessera…

  • che tessera?

  • quella per pagare!

  • intende la carta bancomat?

  • eh si quella… aspetti che tiro fuori il marchingegno…

  • [risata mia]

  • eh lei ride ma sa… è difficile…

  • oddio nel 2019 dovrebbe essere facile… sa… niente resto, niente scontrini di carta, niente banconote da portarsi… no?

  • eh lo so ma, mica tutti lo fanno, non è obbligatorio…

  • certo ma mica bisogna aspettare che lo sia. Si può sempre decidere di offrire un servizio aggiuntivo.

  • eh ma infatti io lo faccio… però tanti colleghi no.. in fondo il Governo non lo ha reso obbligatorio…

  • appunto se aspettiamo il Governo stiamo apposto. Comunque la gente può anche fare da sola… con 20 euro si compra un lettore portatile che legge qualsiasi carta.

  • Eh si e poi i colleghi che non la sanno usare come fanno?

  • Spero spariscano velocemente. Arrivederci.




Banca

CheBanca! si vanta di offrire un conto online, veloce da aprire e pensato per i servizi internet.

Col cazzo.

Dopo un mese sto ancora aspettando i codici di accesso. Chiamo il numero di supporto, che non mi passa l’operatore perché… non ho i codici di accesso. Si palesa una questione spinosa.

Mi butto su Facebook e dopo un giorno di botta e risposta (tipo telegrammi del 1800) mi dicono che mi hanno spedito le buste (di carta) all’indirizzo, ma che due di queste risultano perse per “destinatario sconosciuto”.

Cioè?

Cioè il nome sulla busta non era quello che compariva sul campanello. Ok ma le altre sono arrivate. Eh ma dipende dal postino. Ah. #sticazzi.

Ritorno su Facebook che mi dice che “devo passare in filiale”. Dico che ho scelto CheBanca! apposta per fare tutto online e che mi sembra assurdo perdere tempo per due buste.
Vado in filiale.
Dialogo veramente accaduto in filiale a Monza:

  • Buongiorno, lei deve aprire un conto?

  • più o meno… l’avrei già aperto un mese fa, ma sto ancora aspettando i codici di accesso.

  • il bancomat è arrivato?

  • si.

  • l’ha attivato?

  • no, mi mancano i codici di accesso…

  • ah giusto.

  • comunque vedo che ha aperto il conto il 9 Gennaio, come tempistiche siamo nella norma…

  • no… un suo collega mi ha detto che sono stati spediti il 16 Gennaio ma sono tornati indietro. Per cui mi consiglia di venire qua. Certo che se una banca online ci mette un mese per mandarmi una busta e poi devo andare io in filiale a prendermela forse non siete poi così online.

  • eh però intanto tra poco li ha.

  • [risata sguaiata mia]

L’impiegato giustamente deve dare un senso al suo lavoro e quindi snocciola una serie di prese di posizione in difesa di Mamma Banca, includendo una frase del tipo “i codici via email non li mandiamo per questioni di privacy e quant’altro”. Assolutamente priva di senso. Specialmente visto che esiste la PEC. Specialmente visto che in altri Paesi lo fanno eccome. Specialmente visto che probabilmente risparmierebbe milioni in carta. E alberi.

Però CheBanca! preferisce affidarsi alle Poste Italiane, famose e rinomate per puntualità ed efficenza, perché, come Banca, “a loro spetta SPEDIRE le buste. NON consegnarle. Se non arrivano è colpa di Poste Italiane.” (virgolettato che indica le parole effettivamente dette dall’impiegato). Il fatto che CheBanca! se ne freghi di affidare un servizio simile ad un ente in palese difficoltà dal 1960 non è bello. Soprattutto se si tratta di codici di accesso ad un conto bancario. Però #fottesega.

Nel frattempo N26 e Revolut ti aprono un conto a mille mila km di distanza, tramite app, in dieci minuti esatti e gratuitamente.

Servizi Vari

Meritano una piccola menzione anche altri servizi di eccellenza:

  • Bar e negozi vari che alle soglie del 2020 non sanno cosa sia un bancomat o non lo usano per non perderci quei tre centesimi su cento che li renderebbe barboni istantaneamente.

  • Agenzie Immobiliari dai costi assurdi tipo 1400 euro solo perché ho trovato casa tramite un loro annuncio. Stessa cifra pagata dal proprietario. Capisco quest’ultima in quanto l’agenzia offre un servizio a chi affitta/vende, ma perchè far pagare la stessa cosa anche a chi, poi, compra o affitta? Praticamente è come se tu pagassi un’agenzia per pubblicizzare il tuo business. Io vedo la pubblicità e ti chiamo per assumerti. Tu prima mi fai pagare solo per il fatto che decido di usare te come professionista e in più mi fai pagare il servizio stesso (che nella metafora è l’affitto mensile). Non vi sembra un tantino esoso? (indizio: lo è). E poi la gente si lamenta che AirBnb spopoli. Sogno una vita di soli AirBnb. In un colpo solo schivi tasse varie, abbonamenti da fare e disfare, bombardate di chiamate spam e vincoli assortiti.

Menzione Speciale

Il Comune.

Il buco oscuro dove muore la creatività e l’innovazione, per far posto alla cieca obbedienza a Leggi medievali e a norme obsolete.

Un’ora persa per fare mille scartoffie, portarle ad un impiegato scontroso che ha inserito tutto in un sistema. Tipo quello che avrei potuto fare io da casa con un portale online e non un software del 1995. Il tutto senza che nessuno debba pagarmi lo stipendio per farlo. Con soldi pubblici.

Troppa innovazione lo so.

A tutti i Comuni: sappiamo che la strategia è posticipare il più possibile il passaggio a sistemi online altrimenti vi ritrovate con un esercito di impiegati che vagabondano con un timbro in mano.

Ormai gli impiegati li avete e gli uffici pure, inclusa una addetta alla reception pagata esclusivamente per dirmi che l’entrata del Comune è esattamente dalla parte opposta a quella dove era indicato nel segnale.

Possibile soluzione: usate il personale per assistere l’esercito di persone che ancora non sa cosa sia internet a passare dal 1980 ad oggi. Fateli venire in Comune, va bene, ma quando sono li aiutateli ad usare da soli un sistema online, disponibile anche da casa, invece che farlo voi stessi con i vostri software vecchi.

Magari prima o poi la gente inizia ad aiutarsi da sola. Tipo come in tre quarti di mondo.

Nel frattempo, nel 2019, aspetto il Messo Comunale. Io me lo immagino così:

Mi aspetto uno sbattere di tacchi, calzettoni bianchi al polpaccio e scarpe di vernice nera con fibbia cromata. Mi aspetto uno squillare di tromba, uno srotolare di papiro e una voce squillante che annuncia il regio scritto. E tutto uno svolazzare di piume per la firma con la penna d’oca.

Poi libero i cani.

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space.