Una storia da raccontare

Una storia da raccontare

Sono le 6 di mattina. 

Sono seduto davanti alla finestra di un primo piano qualsiasi, nei dintorni del quartiere Loreto, a Milano ed è il mio compleanno.

Non che cambi tanto, si intende, ma tant'è, una data è solo una data, a meno che non le si dia un significato diverso. Non per niente si chiama "data"... nel senso che ci viene data e poi ognuno ne fa quel che vuole.

Io ho scelto di sedermi di fronte alla finestra, sorseggiando il primo di qualche caffè, mentre guardo Milano svegliarsi sotto un cielo bianco, nuvoloso e ancora incerto sul colore da assumere. Chissà se anche questo deve essere deciso da qualcuno. 

Silenzio. 

Un anno fa oggi, come da clichè, se mi avessero detto che "tra un anno vivrai a Milano, sarai senza soldi e starai lavorando ad una Startup tua mettendo in fila due toast e un'anguria mentre insegni Inglese", ti avrei risposto punzonando la bambolina Voodoo che avrei avuto pronta proprio per quel genere di frase. 

Mygrate era solo un'idea a cui dedicavamo del tempo tra mille altre cose. 

Avevo un lavoro full-time (e relativo stipendio), che mi piaceva pure. 

Vivevo nella mia tana in una via piena di alberi a Perth. 

Avevo una macchina, una cassetta della posta, chiavi mie, un bar abituale dove ormai sapevano i miei gusti, un parco dietro l'angolo a cui andavo quasi ogni giorno, il barbiere cool pieno di tatuaggi con la moto dentro al negozio perchè fa figo, una palestra di CrossFit che fa ancora più figo, dei bicchieri specifici per il mio mojito fatto in casa e la mattina dei weekend, alle sei, ero seduto al freddo a sorseggiare il primo di qualche caffè, guardando i grattacieli lontani, un sole già alto e pensavo a come far passare la giornata il più lentamente possibile. 

Oggi, quella macchina è finita sotto qualche pressa o a far rapine in Somalia.

Non ho una cassetta della posta, ma in compenso ho una lista lunghissima di indirizzi memorizzata sul mio account Amazon.

Non ho un bar abituale. Qui non mi conosce nessuno. Anzi non vado nemmeno al bar. 

Il barbiere dove vado ora è semplicemente quello più vicino a dove sono in un dato momento, ma finora nessuno di questi ha tatuaggi, o moto nel negozio. E non sono nemmeno cool. 

Non vado più in palestra e non ho i bicchieri specifici per il mojito fatto in casa. 

Le mattine dei weekend mi sveglio e cerco di capire come sia potuta passare un'altra settimana quasi senza che me ne accorgessi, mentre con una mano mi verso il caffè e con l'altra scaccio nugoli di zanzare mutanti allevate con amore dal Comune di Milano, in leggera controtendenza a tutti gli altri Comuni del mondo che, invece, le sterminano. Milano capitale delle nuove mode.

Se guardo al passato vedo quante cose ho fatto.
Se guardo al futuro intravedo tutte quelle che farò.
Se guardo al presente vedo i segni in faccia di entrambe le cose. Risultati di azioni, emozioni, pensieri e crucci vari. Tutti lì, sulla faccia di quel tipo che vive dentro lo specchio. 

Alla velocità con cui procedono ed evolvono le cose, tra un anno le opzioni saranno due:

  • Casa a Perth, barbiere, parco, bar e via alberata saranno letteralmente miei perchè sarò ricchissimo e avrò comprato tutto. 
  • Vivrò di pane ed enfisema, strimpellando una chitarra immaginaria al suono di una lambada scomparsa dalle hit, mentre dondolo a ritmo l'unico dente rimasto. Avrò un cane, ma lo vedrò solo io. 

Certo, in mezzo c'è una miriade di sfumature intermedie, ma lo sappiamo tutti che queste non interessano a nessuno, no? Non sono le mezze misure a fare una storia da raccontare.

Fuori intanto il sole è comparso a vedere che si dice. Anche oggi farà caldo. 

Anche oggi, finite queste righe, indosserò una faccia intelligente, dirò al tipo nello specchio che anche oggi è troppo figo e affronterò il tragitto in metro, dove le teorie dello spazio personale vanno a farsi fottere per lasciar posto a dettagli vivissimi di nasi, orecchie e bocche altrui. 

Anche oggi, come ormai da qualche settimana, arriverò in ufficio dove cercherò di mandare avanti al meglio il progetto Mygrate, che adesso è ufficialmente il mio lavoro e una Startup vera e propria, non solo per nome come quando volevo fare il figo usando "Startup" come termine alternativo a "Povero".  

Buon compleanno a me quindi, che non mi stanco mai. Buon compleanno a me, che nonostante rari momenti di noia, faccio di tutto per riservarmi sorprese, colpi di scena, alti e bassi e cambi improvvisi. Buon compleanno a me, che oggi sono qui e domani chi lo sa.

Di questo ne parleremo tra un anno, alle sei di mattina, mentre mi verso il primo di qualche caffè, seduto davanti ad una finestra da cui non so ancora cosa vedrò.

In ogni caso, ci sarà una storia da raccontare. Che poi è solo questo che importa.

A presto.

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space. 

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