7. Valigie Normali e Valigie Mentali

Ci siamo, è l’ultima settimana di permanenza in Italia, per cui, ogni volta che parli di te in un qualche punto della “settimana prossima”, ti vedi già in suolo Australiano, all’inizio dell’avventura.

Probabilmente, ti vedi anche già a spasso per Sydney, Melbourne o qualsiasi altra città tu abbia scelto, brillante e sorridente, mentre ti dai da fare a capire come costruire da capo la tua vita.

Col cazzo.

In questa scenetta immaginaria hai già saltato una serie di cose da cui prima bisogna passare: l’uscita dall’aeroporto, il volo di circa venti ore e soprattutto le valigie.

Esistono diversi tipi di valigie.

Quelle classiche da viaggio, con manico e ruote. Questo tipo di valigie merita qualche riga di chiarimento, ma mai come il secondo tipo di valigie che, personalmente, ritengo infinitamente più importante.

Valigie normali

Ammettiamolo pure: chi è riuscito a non farsi prendere dal panico di fronte all’idea di fare le valigie per la partenza con destinazione Australia?

Tutti quelli che hanno risposto “io” alla domanda qui sopra, dovranno comunque ammettere che, di fronte a quella valigia aperta sul pavimento o sul letto, si arriva ad un momento in cui si realizza, per l’ennesima volta, che si sta partendo per l’Australia, nell’altro emisfero, letteralmente nell’altra parte del mondo, fisicamente dall’altro lato del pianeta.

Insomma, abbastanza lontano.

Ora, davanti ai tuoi occhi, la valigia è vuota.
Per quanto grande possa essere, l’incarico che la aspetta lo è molto di più.

La valigia, in questo caso, porta non solo i vostri effetti personali, ma anche simboli.

Rappresenta lo stacco dalla vita precedente e il punto di congiunzione.

La valigia stessa e le regole della compagnia aerea consentiranno di portare un carico limitato di oggetti e vestiario. Possiamo tranquillamente dire che il novanta percento delle cose che verranno infilate la dentro, saranno indumenti e beni assolutamente necessari. Saranno scelti con cura, magari tra ciò a cui tieni di più. Inoltre, più o meno dolorosamente, ti ritroverai tuo malgrado a dover rinunciare ad un bel po’ di cose da cui non vorresti staccarvi per niente: quella maglietta carica di ricordi, quell’indumento che è stato un regalo apprezzato o quel vestito frutto di un acquisto compulsivo durante una vacanza.

Inevitabilmente, si dovrà applicare una rigida e calcolata selezione, che alla fine porterà a compiere più rinunce del previsto. Vi ritroverete a constatare che hai più cose di quelle che pensavi di avere.
Domanda: avevo veramente bisogno di tutte le cose che sto per lasciare a casa? A te la risposta.

Questo arduo compito di abbandonare questo e quello porterà a due considerazioni:

  1. Quello che stai portando con te è l’essenziale. Ti invito pertanto a riflettere un momento di più su questo e, osservando la valigia completata, ma ancora aperta, potrai magari scoprire una piccola parte in più di te, attraverso gli oggetti che hai scelto come compagni in questo viaggio e che, per questo motivo, ti definiscono, almeno in parte.

  2. Se quello che hai scelto come essenziale è tutto in una valigia, allora che cos’era tutto il resto? Certo, in pochi chili rimangono fuori parecchie altre cose importanti, ma fondamentalmente, in quegli stessi chili è compreso tutto ciò che ci fa sopravvivere in una terra che non abbiamo mai visto nemmeno in qualche documentario.

Valigie mentali

Tutta un’altra storia.

Se le valigie normali ti sono sembrate ardue da portare a termine, allora è il caso di dedicare qualche momento in più a alle valigie mentali.

Anche se ti sembra di poter portare con te tutto quello che hai in testa, non avendo problemi di spazio, in realtà sarebbe consigliabile approfittare di questo momento per farne un po’, di spazio.

La nostra testa, e con testa intendo Mente, è piena di cose che durante un viaggio come questo potrebbero rivelarsi superflue, nel migliore dei casi, o pericolose, nel peggiore.

Mi riferisco a pregiudizi, preconcetti, conclusioni tratte da pochissime premesse, informazioni assunte senza verificarle, atteggiamenti di fiducia cieca verso “sentiti dire”, stereotipi e tutto quel carico di atteggiamenti che non permetteranno di apprezzare questo nuovo capitolo della tua vita con la necessaria serenità e apertura mentale.
Quindi, dedica più di un momento a riflettere su quante di queste cose ti stai trascinando dietro.

L’Australia non è l’Eden, non è perfetta e soprattutto non è adatta a tutti.

Potresti arrivare qui e scoprire solo una settimana dopo che non è l’ambiente che fa per te, così come potresti scoprire che ti sta talmente bene addosso che non riuscirai a spiegarti come mai hai aspettato tanto.

L’atteggiamento più diffuso è quello di vedere come sbagliato un qualcosa che è semplicemente diverso. Non so bene da dove derivi questa presunzione di essere sempre nel giusto, ma di fatto, l’atteggiamento spesso è proprio questo.

Gli Italiani arrivano in Australia e, come se tanti-mila chilometri di distanza non fossero un indizio importante, prendono a lamentarsi di quanto le cose siano diverse da casa.

Non si tratta nemmeno di buttare via tutto quello che siamo e diventare qualcos’altro.

La questione è solamente quella di abbandonare il pregiudizio (e sinonimi vari) in favore di una più evoluta accettazione del diverso. E sarà un diverso a cui noi, culturalmente e socialmente, non siamo abituati.

Storicamente siamo sempre stati un popolo tradizionalista, con la nostra visione del mondo, semplice e complessa allo stesso tempo, ma con confini ben chiari.

La nostra società è divisa in ruoli ben definiti e solo di recente stiamo sperimentando cosa significhi l’integrazione di culture appartenenti ad altri Paesi. Tutta questa “giovinezza” si vede benissimo, poiché la gestione di queste nuove situazioni ci sta mettendo in seria difficoltà.

In particolare poi, ci sono aspetti del nostro vivere quotidiano che non solo non ci passa per la mente di modificare, ma nemmeno lo vorremmo fare, ritenendo che la nostra visione corrisponda alla Verità Assoluta.

Indubbiamente abbiamo grandi meriti in ambiti quali moda, cucina, Storia, letteratura e arte, ma che piaccia o meno, ci sono posti in cui la moda non è così importante o lo è marginalmente e la nostra cucina, seppur apprezzata e ritenuta quasi un bene di lusso, è soltanto una delle tante presenti e a disposizione di tutti. Senza contare che i gusti personali esistono anche in Australia e quindi non è detto che quello che è Italiano debba per forza piacere ad ognuno.

Tra la zavorra in assoluto meno consigliata per il viaggio troviamo quindi i giudizi espressi sulle seguenti categorie:

Moda e abbigliamento

Gli Australiani, indovina un po’, si vestono diversamente da noi. Così come lo fanno Tedeschi, Norvegesi, Cinesi o chissà quale altra popolazione che non sia Italiana. Piccolo particolare: in Australia, a nessuno frega un cazzo di come si vestono gli altri, per il semplice fatto che ognuno è libero di seguire i propri gusti personali in fatto di estetica (e altro) senza per questo sentirsi un disadattato. Non esistono “codici di abbigliamento” a cui attenersi, fatto salvo per qualche contesto particolare come ad esempio lavoro, qualche club o locali particolarmente in.

Nella vita di tutti i giorni, così come in quella lavorativa, il codice di abbigliamento risulta essere molto più easy di quello Italiano. Parlare di moda, in senso stretto, personalmente lo ritengo privo di assoluto fondamento, in quanto ogni Paese ha la sua concezione di moda, dovuta a diversi fattori.

Usanze e stile di vita

Anche in questo caso gli Australiani hanno usanze diverse da noi.

Potrete imbattervi in gente che cammina scalza per strada, gente in giacca e cravatta mentre va in skate tirato da un cane, gente che mangia un piatto di cibo non identificato seduto su una panchina, gente che gira a petto nudo, usa biciclette strane e non necessariamente a due ruote.

Non giudicare nessuno nemmeno quando vi ritroverete ad osservare alcune persone che buttano o lasciano oggetti a bordo strada e altrettante persone che si fermano per raccogliere tali oggetti. Sarai tentato di chiamare questo fenomeno con qualcosa che fa rima con barbone, mentre qui si chiama semplicemente riciclo. In pratica, in determinati giorni, la gente lascia i beni che non usa più sul ciglio della strada. Questi beni sono da quel momento disponibili a chiunque voglia portarseli via. Il tutto può includere pezzi di arredamento, elettrodomestici, beni di consumo o qualsiasi altra cosa.

Se dopo qualche giorno ci sono ancora oggetti lungo la strada, un ente preposto passerà a raccogliere il tutto e a depositarlo in qualche luogo, dove la gente potrà acquistare quello che vuole per pochi spiccioli.

Storia e Cultura

Qui si apre un mondo. Di Italiani che vantano una qualche “superiorità” per il semplice fatto di provenire da qualche millennio di Storia se ne trovano a pacchi. Solo che un ragionamento non fila in base a quanti lo fanno. Inoltre, vorrei far notare un piccolo particolare.

La Storia, per quanto bella e gloriosa possa essere, ha il brutto vizio di fondo di essere, appunto... Storia! Come tale si porta dietro una caratteristica che è impossibile negare: si tratta di passato. Cioè non è presente.

Capito questo, credo che cercare di dimostrare una qualche importanza o grandezza dell’Italia attuale, semplicemente basandosi sul passato, porti con sé un errore di fondo.

Sarebbe un po’ come dire: peso duecento chili, ma sono magro perché due anni fa ero magro. Sfido chiunque a non trovare il paradosso.

Anzi, per come la vedo io, più è grande il divario tra la Storia di un Paese e la sua situazione attuale, più significa che questo Paese ha rovinato parecchie cose. Molte di più di quel Paese che, in una stessa ipotetica situazione attuale malconcia ha, invece, un passato magari anonimo. Come a dire: avevamo molto e abbiamo perso tutto, che è molto più grave di perdere tutto se questo tutto è poco.
Contorto, ma sono sicuro che abbiate colto.

Senza contare che provenendo da una Storia con i classici contro-cazzi, avremmo come minimo dovuto imparare parecchio da errori fatti durante il tragitto. Invece niente, zero assoluto.

Se l’Italia fosse uno studente, avrebbe settant’anni e sarebbe ancora in prima media.

Se, al contrario, un Paese partito da un passato recentissimo è arrivato ad essere tra i migliori Paesi del mondo per qualità di vita e situazione economia, significa che questo Paese si è dato un gran daffare e che nell’arco di poco tempo ha combinato il potenziale che aveva con gli strumenti di conoscenza e tecnica a disposizione in questi tempi.

Sicuramente l’Australia pecca in termini di monumenti e ricordi dal passato, ma credo converrai con me che, di fronte ad una busta paga carica di tasse e altri disservizi, il fatto di avere il Colosseo non funziona esattamente come consolazione.

Che l’Australia moderna non abbia molto da offrire in termini di Storia è una osservazione parecchio ovvia. Come potrebbe farlo, d’altronde, avendo circa trecento anni?
Più che una nota di demerito, credo sia una legge naturale. Più sei giovane e meno hai passato.

Però hai molto futuro.

Lo spirito critico è una cosa da portare assolutamente, ma non è certo sinonimo di giudizio facile.

In generale, si può tranquillamente dire che venire in un Paese che non è il proprio e passare il tempo a criticare o giudicare tutto quello che si incontra non è il migliore degli hobby. Anche perché, prima o poi, qualcuno che vi chiederà perché non sei rimasto dov’eri lo si trova.

Cibo

Di questo potrei parlare per mesi ininterrottamente e ancora non mi spiegherei il livello di cazzate che siamo in grado di partorire. Vedo gente sotto shock quando realizza che nei supermercati Australiani non c’è assolutamente traccia di cose come: mozzarella di bufala, lardo di Colonnata, fiorentine, crudo di Parma e altre leccornie che in Italia sono considerate beni di prima necessità.

La chiave per risolvere il mistero di questi shock è contenuta nella frase precedente: “in Italia”. Di conseguenza, non in Australia.

Ora, non so a te, ma a me sembra di una ovvietà imbarazzante il fatto di non trovare certe cose che da noi sono tipiche, anche perché, se fossero normalmente reperibili ovunque, senza differenza di latitudine, verrebbe meno il loro essere “prodotti tipici”.

Tutto questo sembra sfuggire a coloro che rimangono a bocca aperta davanti a scaffali ripieni di cibo non Italiano, quasi che realizzassero solo in quell’istante che non ci si trova all’alimentari sotto casa.

A questo punto scatta il panico.

Vedo gente che:

  • mette in discussione l’intera scelta di partire solo per il fatto di non poter pasteggiare come mamma li ha abituati;

  • scrive freneticamente su decine di forum, cercando qualcuno disposti a rassicurarli che si, anche in Australia è possibile trovare i prodotti Italiani;

  • chiede ancora e ancora, sulle pagine Facebook, dove poter trovare un pacco di pasta De Cecchi in giro per Melbourne e altra gente che commenta e commenta, con indicazioni stradali, tempi di cottura, differenze immedesimali di pasta e prezzi misurati in centesimi.

Una volta ho pubblicato sulla mia pagina Facebook una immagine che denunciava una truffa ai danni di chi vorrebbe venire in Australia. Non se l’è cagata nessuno. Un’amica mette una foto di un tipo di pasta su uno scaffale in un supermercato: un centinaio di commenti e suppliche di rivelare l’ubicazione agognata, ringraziamenti assortiti e proposte di “Santa subito”.

Sia chiaro che gli Australiani apprezzano, amano e adorano la cucina Italiana, ma questo non ci autorizza a disprezzare o giudicare tutto quello che cucina Italiana non è.

Teniamoci i nostri commenti per noi stessi, mangiamo quello che ci pare e lasciamo che gli altri mangino quello che gli pare.

Detto questo, facciamo il punto della situazione.

Eccole lì, davanti a te, le valigie. Sul pavimento e nella testa.

Le prime le osservi dall’alto e forse soltanto ora, veramente, realizzi che quello che parte l’indomani sarà il tuo aereo targato “bisogna avere le palle per fare un salto così”.

Tienilo presente con orgoglio, ma non adagiarti troppo sugli allori, perché il vero periodo duro incomincia proprio al di là di quella scaletta, una volta atterrati.

Il momento difficile arriverà eccome, magari non in pieno sole, ma sotto la doccia, in una giornata che era partita male già dalla mattina e non si degnava di migliorare. In questi momenti potrà essere utile guardare indietro e rendersi conto di quanta strada avremo fatto per essere esattamente li, sotto a quel getto d’acqua calda che non sembrerà consolarti, anzi, ti farà sentire che avete mille domande per le quali non trovi altrettante risposte.

Sconforto, solitudine, una punta di depressione e la sensazione di andare avanti alla cieca, senza un piano preciso.

Sono queste le sensazioni che si affacceranno alla tua mente prima o dopo.

Ebbene, anche dovessi toccare la sfumatura più nera del nero, in un buco profondo un chilometro da dove la luce proprio non riesci a vederla, ricordate sempre che mollare adesso sarebbe il frutto di una reazione emotiva e come quasi tutte le decisioni prese in questo stato d’animo, rischiate di non vedere l’altro lato della medaglia.

Insomma, in parole povere, stai pensando di fare una cazzata.

Rimani consapevole che un momento così sarebbe arrivato e mettilo nella lista dei prezzi da pagare, poi ripeti con me: mi serve un mojito... lo sapevo e sono pronto/a. Posso farcela.

Ora, baciate chi vi pare, chiamate amanti perduti, commettete quel reato che avete in mente da tanto tempo, poi prendete le valigie, salite quella scaletta e toglietevi dal cazzo.

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space. I’m a ESL Teacher.